Dalla cultura dell’individualismo alla cultura del riconoscimento reciproco: l’emergenza di oggi.

Viviamo in una società che esalta l’individuo e promuove ideali di autorealizzazione e autodeterminazione. L’economia globale, con le sue contraddizioni e diseguaglianze, ha creato una maggiore conflittualità tra le persone e ha inciso negativamente sulla qualità delle relazioni, sugli equilibri familiari e sulla coesione delle comunità.
Oggi la scelta di vivere insieme non è scontata in quanto viene percepita come un’esperienza “rischiosa”: a fronte del “sacrificio” della propria identità, si teme di venir delusi, “usati”, traditi perfino abbandonati dall’altro. Si decide di “vivere insieme” quando, a livello emotivo, si sta bene con il partner. Tuttavia per tutelare la propria libertà si preferisce non vincolare questa scelta con matrimoni o promesse pubbliche. Per questi motivi le relazioni di coppia, nell’epoca post- moderna, sono più fragili e instabili; legami “fluidi” che velocemente hanno inizio e facilmente possono terminare.
Il concetto classico di famiglia nucleare, una coppia di adulti con figli naturali, è stato sostituito da un “contenitore” che comprende molte tipologie di famiglie al cui interno si esprimono relazioni variegate e complesse. Il numero sempre più crescente di separazioni ha generato nuovi assetti familiari. Le famiglie monoparentali sono costituite da un singolo genitore e i propri figli. Le famiglie ricostituite nascono dall’unione di due genitori separati con figli provenienti da precedenti relazioni o nati dalla nuova unione. Le famiglie allargate, conosciute già all’epoca dei nostri nonni e composte da membri appartenenti a generazioni diverse, oggi sono l’esito dell’impoverimento post-separazione che spinge padri o madri a tornare a vivere dai propri genitori o da altri membri della famiglia d’origine.
La cultura della soggettività, nata da istanze positive di valorizzazione di ogni essere umano, sta portando ad una deriva i cui frutti sono il senso di sfiducia verso l’altro, la distanza nelle relazioni e l’esperienza di solitudine. L’aumento della conflittualità tra le persone è strettamente connesso ad una erosione delle capacità relazionali e nasconde un profondo bisogno di riconoscimento personale che oggi conta di più del bisogno di sopravvivenza.
Le scoperte neuroscientifiche dei neuroni specchio (Damasio A.R., 1999; Gallese V., 2005) hanno confermato a livello fisiologico che ognuno di noi possiede una capacità di “guardare” l’altro e sentire ciò che egli prova. Attraverso l’empatia si può attuare un riconoscimento reciproco del valore che ciascuno ha. Quando si riconosce il valore di un figlio, di un partner, dell’altro genitore, di quella sorella o fratello e da questi si è riconosciuti, si genera un “bene relazionale” grazie al quale i legami si ricompongono e con essi il tessuto delle relazioni familiari e umane (Cavaleri P. A., 2015).
Ogni tipo di famiglia porta con sè un “bene relazionale” che può essere valorizzato, accresciuto e tenuto vivo. Dare cura e sostegno ai legami familiari, attraverso la valorizzazione reciproca della genitorialità (Canna P. e Partinico M., 2021) o dei legami tra fratelli, permette ai figli di potersi ancorare ad una “radice” ben salda per affrontare con più sicurezza le sfide della loro età.